“Centinaia di inverni” da Tomo

Sabato 6 aprile 2019, presso la Libreria Caffè Tomo a Roma, si è tenuta la presentazione di Centinaia di inverni. La vita e le morti di Emily Brontë. A condurre il dialogo con l’autrice è intervenuta la scrittrice Emanuela Cocco, autrice di  Tu che eri ogni ragazza (Wojtek, 2018).

56403804_2209911019097416_1081638344711995392_nNella foto: con Emanuela Cocco durante la lettura di un passo del libro a opera di Carmen Verde e Ines Lonigro.

Emily, come il riflesso in uno specchio, è sempre diversa, a seconda di chi ha davanti. (Emanuela Cocco)

Alla serata è intervenuta anche la redazione di Verde Rivista.

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“Centinaia di inverni” con CrapulaClub

Sabato 19 gennaio 2019, presso la Libreria Wojtek di Pomigliano (NA), si è tenuta la presentazione di Centinaia di inverni. La vita e le morti di Emily Brontë con la presenza di Alfredo Zucchi, Luca Mignola e Antonio Russo De Vivo di CrapulaClub

La tecnica dell’anacronismo deliberato e della falsa attribuzione, la cui applicazione è infinita, ci suggerisce di leggere Ubik di Philip K. Dick come se fosse precedente a Cime tempestose di Emily Brontë, e Centinaia di inverni di Sara Mazzini come se fosse di Sara Mazzini. (Alfredo Zucchi)

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Nella foto: io sono Heathcliff, voi siete morti.

Anaïs Nin, “Diario I: 1931-1934”

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Anaïs Nin, ovvero l’eterna lotta tra l’affermazione della donna e quella dell’artista. Pare che la natura umana non accetti la convivenza di entrambe in un unico corpo – mentre l’uomo nasce già un po’ artista di per sé, in modo quasi fanciullesco, e non ha mai bisogno di diventare un uomo veramente. Tutto quello di cui ha bisogno è una donna pronta a soddisfare ogni suo bisogno. E la scelta del ruolo della donna coincide necessariamente con quello di madre, per una molteplicità di forme diverse di figli.

Anaïs Nin è un’avventuriera, nel senso che non ha paura di avventurarsi negli anfratti più reconditi e ben mimetizzati della psiche umana. Il suo diario è un viaggio in cui la donna ci conduce alla scoperta di sé stessa, e l’artista tesse i trucchi della sua immaginazione, attraverso gli specchi forniti dagli altri. Altri che sono sempre bisognosi, avidi, gelosi, anche quando dovrebbero incarnare il ruolo di una guida — familiare, artistica, spirituale. Nel mondo di Anaïs ci sono solo artisti e nevrotici, ovvero artisti mancati, innamorati della fuggevolezza dell’artista ma smaniosi delle grazie della donna. In ultima istanza, nel mondo di Anaïs c’è soltanto Anaïs.

Quella del diario è una forma d’arte controversa. Conosco più di una persona convinta che un diario sia una questione privata, che con l’arte non ha nulla a che spartire; piuttosto, è vicina alla pornografia. Ma Anaïs Nin sapeva che un vero artista crea prima di tutto sé stesso, e questo è il motivo che la spinse, durante i tre anni narrati in questo primo volume, a ritornare varie volte sul rapporto con il padre e a frequentare gli studi di psicoanalisti del calibro di René Allendy e Otto Rank, fino a scegliere lei stessa di praticare l’analisi.

Anaïs Nin non andava a caccia di artisti per un mero desiderio di grandezza: era lei per prima a essere un’artista. Ed era una donna, in un’epoca in cui l’immagine sociale del suo sesso usciva devastata dalle teorie psicoanalitiche di Freud in qualità di desiderio di rivolta all’organizzazione patriarcale vittoriana. Un desiderio sessuale.
Nel primo Novecento non si sapeva ancora nulla del mondo interiore delle donne, giacché fino a quel momento non era previsto che ve ne fosse uno. Attraverso la voce di Anaïs, Otto Rank ci spiega come «In primo luogo è stato l’uomo che ha inventato l’anima. L’uomo è stato il filosofo, lo psicologo, lo storico e il biografo. La donna ha potuto solo accettare le classificazioni e le interpretazioni dell’uomo. Le donne che hanno avuto parti importanti pensavano e scrivevano come uomini».

Ma gli anni Trenta in Occidente sono il tempo in cui le donne che non sono impegnate a muovere guerra agli uomini (vedi Zelda) cominciano a pensare come donne. E mentre gli uomini continuano a cercare disperatamente di affermare la propria individualità – essere il solo e l’unico, almeno per la donna che lo serve – Anaïs sente di essere «una tra le tante», un simbolo per tutte le donne che siano mai esistite, la voce di tutte le donne esistenti. E lo sentirà fino al dramma che segnerà la sua vita di madre: quello del dare alla luce una bambina nata morta, l’unica creazione che non le sia riuscita. Se è vero l’assioma di cui all’inizio, forse Anaïs non era destinata a generare una donna, bensì “solo” una grande artista.

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Diario I: 1931-43
Bompiani, 2014
432 pp.

 

 

La violenza delle donne

Fui la donna e anche l’uomo della mia vita.
Centinaia di inverni. La vita e le morti di Emily Brontë, cap. 18

Le donne sono ancora un territorio in larga parte sconosciuto. Tanto aliene all’altro sesso quanto a loro stesse. Due secoli di lotte femministe non sono sufficienti a dirottare la storia del mondo. Viviamo in un sistema collaudato dai maschi. Sottostiamo alle leggi ideate dai maschi. Abbiamo imparato a conoscere noi stesse leggendo i libri dei maschi. Prendendo i maschi a modello. Sfidandoli, e mettendo così in atto una dinamica maschile. Ora stiamo emergendo e non sappiamo chi siamo. Ci facciamo paura. Ci rifiutiamo. Siamo il mostro da combattere. Più spesso, siamo niente.

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“Centinaia di inverni” a Bookcity Milano 2018

Venerdì 16 novembre 2018, presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli, si è tenuto l’evento Emily Brontë. Dall’immaginazione alla vita: l’insanabile frattura necessaria, organizzato da Antonia Santopietro e Jo March in collaborazione con ZEST Letteratura Sostenibile. Di seguito, un riassunto in sommi capi:

  • Cime tempestose è un trattato filosofico in forma di romanzo
  • la frattura necessaria è il dramma di rimanere fedeli a se stessi
  • Heathcliff è il simbolo dell’amore ferito
  • l’amore è un gioco di specchi in cui contempliamo noi stessi
  • le radici familiari influenzano il nostro destino (?)

Non c’è “io” in Cime tempestose. […] C’è l’amore, ma non è l’amore tra uomini e donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L’impulso che la spingeva a creare non erano le sue proprie sofferenze e offese. Rivolgeva lo sguardo a un mondo spaccato in due da un gigantesco disordine e sentiva in sé la facoltà di riunirlo in un libro. (Virginia Woolf, The common reader, 1916)

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Nella foto: con Emanuela Chiriacò, redattrice di ZEST. 

“Centinaia di inverni” a Umbrialibri 2018

Sabato 6 ottobre 2018, nella cornice di Umbrialibri, si è svolta la presentazione ufficiale di Centinaia di inverni. La vita e le morti di Emily Brontë, il romanzo in cui tento di ricostruire la biografia intellettuale dell’autrice. Di seguito, un riassunto.

All’apertura di Cime tempestose Catherine è già morta e vive soltanto nella memoria di Heathcliff, che a sua volta vive nella memoria di Nelly, che a sua volta vive nella memoria di Lockwood. Dalla memoria dell’innamorato, il suo fantasma si espande a infestare quella della domestica, fino a tracimare nell’immaginario di un perfetto sconosciuto. Alla luce di questo espediente narrativo, mi è parso che il modo migliore per cercare di narrare la vita di Emily Brontë fosse la forma della pura memoria.

Cime tempestose è un romanzo che crea dipendenza. E anche questo romanzo crea dipendenza. (Lorenza Ricci)

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Nella foto: con Valeria Mastroianni e Lorenza di Ricci di Jo March.

30 luglio 1818 – 30 luglio 2018: un romanzo-biografia per il bicentenario di Emily Brontë

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Espressione più completa della visione del mondo di Emily Brontë, Cime tempestose è un trattato filosofico in forma di romanzo. La figura di Heathcliff, considerata per due secoli come la quintessenza della passione amorosa, è la personificazione del daimon di Catherine, il suo compagno sovrannaturale; demone dell’ispirazione letteraria che Emily chiamava, nelle sue poesie, “il Dio dentro il mio petto” (l’iniziale maiuscola fu aggiunta successivamente dalla sorella Charlotte). E se l’infelice Catherine, che al tempo stesso se ne sente oppressa e benedetta, sa di non potersi unire a lui nel “degradante” vincolo matrimoniale, è solo perché lui non appartiene a questo mondo. Il nuovo romanzo di Sara Mazzini (CrapulaClub), in uscita il 28 settembre 2018 per l’editore Jo March, si propone di illustrare come non vi appartenesse neppure la sua autrice.